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Angolo di FATIMA
 
Appuntamento con il libro…
Fatima ci suggerisce le sue letture preferite...
anche attraverso il suo sito Le parole tra noi leggere
 
 
 
  Don DeLillo
Zero K
Einaudi 2016
 
  La crioconservazione è una metodologia che consente la conservazione di un corpo fino al giorno in cui sarà possibile riportarlo in vita. Convergence è il sistema creato per realizzare questa crioconservazione.
Il narratore, Jeffrey Lockhart, ha un padre assai ricco, Ross, sessantenne, sposato, per la seconda volta, con Artis Martineau, molto malata; per questa ragione Ross decide di affidarsi ad un’azienda dalla tecnologia avanzata in grado di applicare la crioconservazione alla moglie in attesa che la scienza sia in grado di curarla. Jeffrey accompagna il padre e la sua seconda moglie in questa estrema avventura.
Sembra un racconto fantascientifico, ed in parte lo è, ma ci propone riflessioni molto attuali.
Il tema dello scontro tra scienza e religione per il controllo sulla vita umana è qualcosa che ormai ci riguarda da vicino, così come pensare alla morte e al suo significato.
Altro tema importante è quello della potenza incontrollata della tecnologia: lo scrittore ci propone una descrizione lucida dell’ alienazione che l’uso del digitale opera su di noi.
Don Delillo in questa nuova opera, come negli altri suoi romanzi, sa rappresentare la vita in Occidente tra la fine del ventesimo secolo e l’inizio del nuovo millennio come nessun altro.
http://www.leparoletranoileggere.it/2017/10/30/crioconservazione/#more-1389
 
 
 
  Francis Scott Fitzgerald
Il grande Gatsby
Traduzione di Fernanda Pivano
Einaudi 2014
 
  Gatsby commette due gravi errori: il non rendersi conto che i sogni non possono essere trasportati da un’età ad un’altra; inoltre, il rimanere così concentrato sul proprio sentimento per Daisy da non vedere come la superficialità luccicante di lei non potesse sopportare il peso di una vera passione d’amore.
Tutta la vita di Gatsby è tesa a raggiungere l’irraggiungibile; per questo scopo è lecito ogni mezzo e il giovane povero di provincia che si chiamava Jimmy Gatz diventa il ricco self-made man Gatsby attraverso affari di ogni tipo, spesso poco puliti.
Ma il mondo dei veri ricchi non sarà mai il suo mondo, bensì quello di Daisy, la ragazza per bene che un giorno l’ha incantato per sempre e che lui, abbagliato dal suo stesso sentimento, pensava di poter conquistare. Il tragico epilogo ha l’aspetto di un’allegoria, quella del sogno americano che si infrange mostrando tutta la precarietà e l’effimera vanità di una vita costruita inseguendo il successo.
http://www.leparoletranoileggere.it/2017/08/01/gatsby-grande-gatsby/#more-1375
 
 
 
  Qiu Xiaolong
Cyber China
Marsilio 2014
 
  Corruzione: è questo il problema che affligge le società dove l’intreccio tra burocrazia e scarsa trasparenza avvelena la vita civile. La Cina di oggi, che unisce ad un inedito liberismo economico una gestione non democratica del potere in mano al Partito unico, ne è afflitta e per l’ispettore capo Chen, che è anche membro autorevole del partito, è difficile muoversi alla ricerca della verità, perché i capi pretendono che il modello cinese sia improntato ad “armonia e integrità” anche a costo di coprire delitti gravi. Chen deve indagare sull’apparente suicidio di un alto funzionario pubblico e la cautela è d’obbligo.
Il pregio del romanzo sta tutto nell’analisi della Cina odierna, sospesa tra una difficile modernità e l’attaccamento al passato, dove ancora sono presenti i traumi della Rivoluzione Culturale da cui molti sono usciti umiliati nonostante le riabilitazioni e dove nuovi modi di protesta attraverso l’uso di internet danno voce al malcontento popolare; Chen è una persona sensibile e colta, amante della poesia e poeta egli stesso; attraverso le vicende quotidiane di questo personaggio, l’autore ci introduce in modi di vivere e sentire molto diversi dai nostri e ci racconta un pezzetto di civiltà “altra” affascinante.
http://www.leparoletranoileggere.it/2017/10/07/corruzione-cyber-china-chen-indaga/#more-1382
 
 
 
  Pietro Citati
Leopardi
Mondadori 2010
 
  Il libro, che potremmo definire un saggio-romanzo, si apre con gli splendidi ritratti di Monaldo e Adelaide Leopardi, ricrea l’allegra infanzia di Leopardi, tra letture di favole e affettuose cure del padre, per aprire poi la dolorosa strada verso la terribile malattia (tubercolosi ossea o morbo di Pott) che, a cominciare dai suoi 16 anni, ha devastato la vita del poeta.
Il racconto alterna la descrizione delle vicende e delle relazioni sentimentali e sociali del Leopardi con l’analisi del suo pensiero e delle sue opere.
Avvincente nel delineare ambienti, personaggi e vicende, interessante nel tracciare i percorsi mentali leopardiani, diventa a volte pedante, forse prolisso, nell’analisi dei testi (ma forse è perché ci sembra di ritornare sui banchi di scuola alle prese con le famigerate e distruttive versioni in prosa delle poesie di Leopardi).
E’ comunque un’opera ricchissima, capace di risvegliare la voglia di poesia, e soprattutto di farci sentire Leopardi come un fratello amato che si vorrebbe abbracciare per consolarlo di tutta l’infelicità che ha distrutto la sua vita, regalando a noi, nel contempo, pagine insuperate.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/06/26/leopardi/
 
 
 
  Irène Nemirovsky
Suite francese
Adelphi 2005
 
  Suite francese contiene due (“Temporale di giugno” e “Dolce”) delle cinque parti di quello che doveva essere un grande affresco degli anni di guerra in Francia e che l’autrice non ha fatto in tempo a completare.
In “Temporale di giugno” si descrive, con rara maestria e con un andamento di vasto respiro, la fuga dei Francesi da Parigi durante l’invasione nazista. In “Dolce” c’è la storia dell’occupazione tedesca vista dagli occhi degli abitanti di Bussy; in particolare si racconta l’amore impossibile tra Lucile e l’ufficiale tedesco ospitato nella casa dove lei vive con la suocera.
Lo sguardo della scrittrice è, al solito, penetrante e tagliente, risparmia pochi, di solito le persone più miti, oppure quelle ingenue e giovani.
Nella Postfazione di Suite francese di Myriam Anissimov si traccia la vita della Némirovsky a partire dalle vicende della sua famiglia in Russia, una vita che da sola costituisce un romanzo: la storia di una scrittrice che affascina anche al di là dei suoi romanzi.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/06/18/suite-francese/
 
 
 
  Ian McEwan
Solar
Einaudi 2010
 
  Michael Beard è basso, grasso, calvo e ha cinquantatrè anni; è intelligente, è Premio Nobel per la Fisica, è un marito infedele e tutti i suoi matrimoni sono falliti. Ora, dopo cinque anni, si sta deteriorando il suo quinto matrimonio. La sua vita si svolge tra conferenze e attività varie, con la costante sensazione di non aver più nuove idee; messo a capo di un Centro nazionale per le energie rinnovabili, è circondato da giovani ricercatori geniali, di cui non capisce, spesso, i ragionamenti, perché non si aggiorna. Tutte le sue energie sono assorbite dalle sue vicende private, ma tutto, privato e pubblico, rotola inesorabilmente verso il baratro.
Beard è un personaggio sgradevole e affascinante: pieno di sè, egoista, disprezza gli altri, non sa amare, è goloso e lussurioso, si caccia in situazioni assurde proprio per soddisfare i suoi istinti.
Dopo intricate situazioni si vota anche lui alla “missione” di salvare il pianeta – per convinzione? per interesse? per sete di gloria?
Una vita emblematica quella di Beard, una parabola della vocazione dell’umanità all’autodistruzione.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/06/02/solar/
 
 
 
  Henning Mankell
Il cinese
Marsilio, 2008
 
  La storia comincia in un gelido gennaio svedese, quando si scopre lo sterminio di quasi tutti gli abitanti di un piccolissimo villaggio (diciannove persone).
Ma il vero inizio si perde nel passato…
Il personaggio principale è il giudice Birgitta Roslin, che si occupa del caso perché scopre di essere imparentata con alcune vittime; Birgitta è una donna quasi sessantenne, sposata e madre di tre figli grandi, con un passato “maoista”. E questo è uno dei legami che ha con la Cina. Ed è proprio la Cina l’altra protagonista del romanzo; della Cina si raccontano una parte del passato, le contraddizioni del presente, il prevedibile futuro, in un libro che è un giallo serrato e avvincente, ma non solo; il valore di quest’opera sta proprio nella densità di stratificazioni: si scava e si scoprono storia, psicologia, politica; e tutto questo senza mai perdere l’interesse, anzi, è impossibile staccarsi dalla lettura fino alla fine.
http://www.leparoletranoileggere.it/2017/04/13/cina-vicina/#more-1310
 
 
 
  Irène Némirovsky
Jezabel
Adelphi 2007
 
  La storia si apre con un processo: siamo a Parigi nel 1934 e sul banco degli imputati siede Gladys, ovvero Jezabel, come viene chiamata da quello stesso giovane che lei ha ucciso.
Il processo in realtà è la fine della narrazione che racconta la vita di Gladys e le vicende che l’hanno condotta a quel drammatico epilogo.
Questa figura femminile è il ritratto della madre della scrittrice: una donna egoista, affascinante e dedita esclusivamente al culto della propria bellezza; è una figura materna che nulla ha di materno; incapace di amare, ha avuto solo un fugace moto di tenerezza per la figlia, quando, essendo troppo piccola, non poteva offuscare la sua bellezza. Ma anche la figlia, crescendo, diventa per lei una potenziale nemica in quanto, per il solo fatto di essere ormai una donna, è la testimone del trascorrere del tempo sulla pelle della madre.
Nell’opera della Némirovsky la relazione tra madre e figlia è centrale, ricorre anche nei romanzi in apparenza meno autobiografici e si colora sempre di un’amarezza senza rimedio.
La scrittrice sa scavare con sagacia nelle dinamiche di un rapporto conflittuale, dove la vanità di una donna bella e l'ossessione della vecchiaia cancellano ogni possibilità di affetto e comprensione.
http://www.leparoletranoileggere.it/2017/05/14/jezabel/
 
 
 
  Miti romani
Licia Ferro e Maria Monteleone
con un saggio di Maurizio Bettini
Einaudi 2010
 
  Dimentichiamo i miti greci: si respira un'aria decisamente diversa; qui prevalgono la religiosità, l'austerità, il buon esempio e... tanta superstizione.
Qui gli eroi sono tutti pervasi dal senso del dovere e dall'amor di patria; l' individualismo è subordinato al bene comune, che è il parametro per giudicare ogni persona, uomo o donna, nobile o plebeo, buono o cattivo, e che costituisce il criterio per dividere il buon esempio da seguire e il cattivo esempio (che pur è narrato) da rifuggire.
Qui si può rivisitare la romanità attraverso il racconto dell'origine delle festività e dei nomi dei luoghi; non solo, ma possiamo anche recuperare le radici di tanti pregiudizi consolidati nel tempo, ed ancora possiamo ripercorrere la strada di molte nostre abitudini, credenze, modi di dire.
É questo, io credo, il fascino del libro: parla di noi, quasi un' autobiografia; molti aspetti della liturgia cristiana, che - credenti o non credenti - permea la nostra cultura e la nostra forma mentis, sono mutuati da antiche credenze dei Romani.
C'è da aggiungere che è una lettura molto piacevole, perché è un libro di favole, anzi di "fabulae".
http://www.leparoletranoileggere.it/2012/05/01/miti-romani/
 
 
 
  Georges Simenon
La camera azzurra
Adelphi 2010
 
  Che dire di Tony? Niente di esaltante; un bell’uomo, sembra; un po’ vanesio, piuttosto ignorante, orgoglioso di essersi fatto da sé (lui, figlio di immigrati italiani e in quanto tale emarginato), un po’ zuzzurellone (come si diceva in altri tempi), nel senso che pur essendo sposato non disdegna qualche avventura in giro nei paesi e nelle fiere che frequenta per lavoro; tutto sommato una persona semplice ed anche un buon ragazzo.
Finché non compare – anzi ricompare, dal momento che era sua compagna di scuola – Andrée. Anche lei sposata; suo marito Nicolas, il droghiere del paese, è cupo ed ammalato. Tra Tony ed Andrée comincia una relazione, che diventa sempre più ossessiva. Apprendiamo ciò che succede un po’ alla volta, seguendo il filo dei ricordi di Tony e quel che emerge dagli interrogatori; perché c’è un’indagine, e dove c’è un’indagine c’è anche un delitto, forse più d’uno…
Tutto si svolge in quella provincia francese che Simenon sa dipingere con abilità ineguagliabile, ambiente fisico localizzato con precisione e tuttavia anche luogo dell’anima.
http://www.leparoletranoileggere.it/2012/02/08/la-camera-azzurra/
 
 
 
  Qiu Xiaolong
La ragazza che danzava per Mao
Traduzione di Fabio Zucchella
Marsilio 2012
 
  L'ispettore Chen Cao si aggira in una Shanghai dove il divario tra ricchi e poveri è abissale, dove la corruzione dilaga, dove gli affaristi fanno, appunto, affari d'oro.
E dove, come nel resto della Cina, la figura di Mao pervade ogni angolo ed ogni animo, sia nell'odio che nell'idolatria, perché Cina e Mao sono tutt'uno, anzi Cina e mito di Mao.
Ma anche è la Cina dove i rancori seminati dalla Rivoluzione Culturale e dalla Banda dei Quattro sono ancora vivi. E Mao è il moderno imperatore che degli imperatori cinesi ha preso ogni aspetto. Perfino la vicenda qui narrata ha la sua chiave nella figura di Mao.
Trama avvincente anche se poco verosimile, almeno secondo certi parametri: il lettore occidentale la segue con un effetto di straniamento, come se quel che si legge succedesse in un mondo parallelo in cui si riconoscono gli ingredienti, perché appartengono al mondo contemporaneo, ma vengono mescolati con uno strano condimento, da alieni.
http://www.leparoletranoileggere.it/2012/04/27/la-ragazza-che-danzava-per-mao/
 
 
 
  José Saramago
Cecità
Einaudi 2008
 
  All'improvviso il conducente di una macchina diventa cieco, viene condotto a casa da un passante che poi gli ruba l'auto. Anche il ladro diventa cieco. E poi l'oculista che lo ha in cura. E via via tutti gli abitanti della città. E l'epidemia si allarga, mentre i malati vengono internati in un ex manicomio dove le condizioni di vita sono terribili. Solo la moglie dell'oculista, tra i rinchiusi, ci vede (ha finto di essere cieca per non abbandonare il marito) e, tra esperienze orribili, grazie al suo coraggio e alla sua forza, riesce ad organizzare la resistenza contro i prepotenti che all'interno di questo lager dettano legge; è lei che guiderà poi, all’esterno, il suo piccolo drappello attraverso le strade di una città sconvolta dal tracollo di ogni regola civile.
Il libro ci narra la parabola della nostra epoca di non vedenti, accecati dal mondo-spettacolo delle parvenze e scaraventati lontano dalla vera essenza delle cose; la grandezza dell’autore è in questa capacità di raccontarci allegorie in modo discreto, senza appesantire la vicenda, che conserva tutta la forza, l’orrore e la vivacità del reale.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/11/22/cecita/
 
 
 
  Alice Hoffman
Il matrimonio degli opposti
Neri Pozza 2016
 
  Anima errante e sognatrice, Rachel Pomié, la madre del grande pittore Camille Pissarro si mostra, fin da piccola, una ribelle forte e caparbia, decisa a realizzare i propri sogni di libertà ed indipendenza. Nata nell’isola di St.Thomas nel 1795 da una famiglia ebrea agiata, le sue aspirazioni sono ostacolate dall’epoca, dal luogo, dalle ferree convenzioni sociali della sua gente. Per tutta la vita, insieme all’amica Jestine, figlia creola della cuoca di famiglia, sogna di solcare il mare e raggiungere Parigi, ma la vita è spesso crudele con chi vive di illusioni: a Rachel non vengono risparmiati dolori e infelicità; neppure quando troverà il suo vero amore, colui che sarà il padre di Camille Pissarro, potrà godere di un po’ di pace.
Mentre grandi avvenimenti sconvolgono le Americhe e la vecchia Europa, la vita di Rachel si avvia verso l’età dei ricordi e delle nostalgie.
L’autrice è statunitense, ma narra come potrebbe farlo Isabel Allende o, qualcuno ha scritto, Gabriel García Márquez, in modo favoloso ed appassionato.
http://www.leparoletranoileggere.it/2016/11/05/anima-errante/#more-1208
 
 
 
  Stefano Benni
Margherita Dolcevita
Feltrinelli 2005
 
  Margherita Dolcevita è “una bambina in scadenza”, nel senso che ha quindici anni; la sua filosofia consiste in una sincera sfiducia nei confronti di un miglioramento del mondo da parte degli adulti.
Con la sua famiglia vive in una casa modesta ai bordi di una campagna quasi del tutto disastrata. Là vicino viene costruito un cubo, villa modernissima, con tanto di muro, cane feroce, gorilla, servitù; è abitato dalla ricca famiglia del signor Del Bene. Il cubo è impenetrabile, ma sulle finestre, all'esterno, sono proiettate immagini di felice vita familiare secondo gli standard televisivi. Tutti vengono trasformati e rimbecilliti da questo cubo-televisione. Chi non si adegua alle leggi del consumismo va incontro ad oscure rappresaglie.
Riuscirà la saggezza di Margherita Dolcevita a salvare il suo piccolo mondo – o addirittura il mondo intero- dall’abisso di colpevole stoltezza in cui è precipitato?
Ancora una volta Benni ci propone con leggerezza ed ironia personaggi indimenticabili per la loro originalità, emblematici eppure veri; e ci racconta favole allegoriche illuminanti.
http://www.leparoletranoileggere.it/2016/11/06/margherita-dolcevita/#more-1219
 
 
 
  Nicola Lagioia
La ferocia
Einaudi 2014
 
  Lo scrittore ci racconta della disgregazione familiare e sociale della nostra epoca, di questo nostro mondo impazzito. Già l'inizio del romanzo è pervaso dalla ferocia di quella figura femminile che avanza lentamente, nuda e coperta di sangue, in mezzo alla strada. È Clara Salvemini, figlia di Vittorio, influente costruttore di Taranto. Che cosa l'ha condotta a questa fine? Lo sapremo solo alla conclusione del romanzo, dopo aver ascoltato le voci della famiglia Salvemini: non c'è una verità, perché niente è condiviso in questa «storia di due giovinezze, una famiglia, una città, delle colpe dei padri annidate nella debolezza dei figli, di un mondo dove il denaro può aggiustare ogni cosa fino all'attimo preciso in cui è già troppo tardi.» (retro di copertina)
Tutti vogliono fuggire lontano l'uno dall'altro ma il filo della ferocia li blocca: rimangono impigliati in qualcosa che non hanno scelto, che non vorrebbero, ma che è più potente del desiderio di libertà; i legami famigliari tanto più si sgretolano, quanto più si infittisce la rete che li intreccia.
La scrittura di Lagioia sconcerta, sembra dispersiva, barocca, al tempo stesso lucida nell'insistenza descrittiva di piccoli accadimenti marginali, come una nuvola di falene o l'apparizione di un topo, piccoli accadimenti marginali e feroci ( allegorici?).
http://www.leparoletranoileggere.it/2016/02/28/ferocia/#more-1180
 
 
 
  Avril Jane
La ragazza del Moulin Rouge. Le mie memorie
Traduzione di Borelli
Castelvecchi, 2015
 
  Jane Avril fu una delle tante danseuses del Moulin Rouge. Non era come le altre, era speciale, per la sua raffinatezza, per l'amore verso l'arte e la cultura. Divenne famosa soprattutto per i molti ritratti che le dedicò Toulouse-Lautrec.
Nelle sue memorie, scritte in modo vivace e semplice, con una verve tutta francese, racconta la sua vita e, soprattutto, la vita di Montmartre in quel periodo affascinante che ricordiamo come Belle Époque.
Jane Avril narra la sua fanciullezza felice con i nonni fino al momento in cui fu affidata alla madre che, segnata da periodi di squilibrio mentale e da una rabbiosa infelicità, la trattò con ferocia. La sua adolescenza fu un incubo; poi nacque in lei quella grande passione che la salverà: la danza.
Queste memorie sono anche una cronaca di fatti, persone, locali, umori, gioie e dissapori di Montmartre; in esse si respira quell'atmosfera a un tempo gioiosa e malinconica di chi concepisce la vita come una festa, come un romanzo, sapendo però che la felicità è uno stato di grazia assai breve e fragile.
http://www.leparoletranoileggere.it/2016/03/31/jane-avril/#more-1198
 
 
 
  Ian McEwan
Bambini nel tempo
Traduzione di Susanna Basso
Einaudi 2006
 
  Ci sarà la parola fine a questo dolore?
Stephen Lewis, autore di libri per bambini, felicemente sposato con Julie e padre dell'adorata Kate, un giorno ad un supermercato perde la figlia, forse rapita. La sua vita è distrutta, si trascina giorno dopo giorno, apatico, senza più stimoli a vivere. Il matrimonio con Julie frana: lei è impietrita, chiusa in un dolore che non riesce a condividere con il marito. La vita di Stephen attraversa vari stadi di elaborazione del lutto. Intanto le sue vicende si intrecciano con quelle degli amici Charles e Thelma e con un comitato governativo inglese che si occupa di educazione dei figli.
Il dolore, quando è grande, è sempre insopportabile, ma lo sembra ancor di più se distrugge vite prima felici.
 
 
 
  Ian McEwan
L'inventore di sogni
Traduzione di Susanna Basso
Einaudi 2009
 
  Un bambino sogna ad occhi aperti ed immagina avventure con le bambole della sorella, con il gatto, con la pomata Svanilina, con il compagno prepotente, con un ladro, con il piccolo cugino; sogna di essere piccolo e di essere adulto e riflette sulle realtà che lo portano a crescere. Tanti piccoli racconti con un medesimo protagonista, Peter. E tutto con l'andamento di una favola. Forse è una favola un po’ inquietante, perché i sogni di Peter tendono a liberarlo da tutti coloro che gli danno fastidio facendoli sparire, ma alla fin fine l’atmosfera che si respira è serena e tutto si risolve in un gioco di bambino. E quando, correndo sulla sabbia, pensò che stava per prendere il volo, “chissà se stava sognando, o volava davvero”.  
 
 
  Cerami Vincenzo
Fantasmi
Einaudi 2001
 
  Morena è figlia del musicista (marxista e omosessuale) Rodolfo Maria Costanzi. Sua madre si è suicidata. Giorgio Jenne, allievo intelligente ed inquieto di Costanzi, coltiva un rapporto complicato, tormentato, con Morena - e intanto si sposa con Alessandra e con lei ha una figlia, Martina. Morena sta cercando una sua dimensione di vita dopo la morte del padre. Se ne va in giro, di luogo in luogo, cercando un punto di ancoraggio, cercando un amore in un mondo in cui nessuno vuol essere amato. Cambia identità. Con Claudio diventa Angela e lo assiste nella lavorazione del suo film su Maometto. Claudio, come tutti i personaggi di questo libro, ha i suoi fantasmi (il fratello esule a Parigi, il padre democristiano indagato per corruzione). Morena continua la sua fuga e diventa Gabriella, alloggiata in un casamento popolare. Intanto legge, su invito di un editore, lettere e brani di un'autobiografia (poi distrutta) di Giorgio, da cui emerge un quadro falsato e poco rispettoso di se stessa e del padre.
Un nuovo incontro con Giorgio...
Alla fine Morena...
Tutti abbiamo dei fantasmi? Sono propensa a crederlo.
L'importante è tenerli a bada, ché non ci distruggano la vita.
 
 
 
  Raymond Chandler
Finestra sul vuoto
Traduzione di Ida Omboni
Feltrinelli 2002
 
  Tutta colpa del "doblone Brasher", un gioiello numismatico sparito dalla collezione del giovane e defunto marito di Elisabeth Bright Murdock; la ricca vedova incarica Philip Marlowe di ritrovare la nuora Linda da lei sospettata di aver rubato il doblone.
L'intreccio si svela a poco a poco e quel che prima sembrava in un modo si rivela poi profondamente diverso.
Di fronte a tanto fango e cinismo, dove a soccombere sono i più deboli ed indifesi, una cupa tristezza - ancor più cupa, perché pacata - incombe su Marlowe: alla fine di tutto si trova a casa, si versa un drink, gioca una solitaria partita a scacchi («Magnifici, freddi, inflessibili scacchi, quasi ossessionanti nella loro silenziosa implacabilità»); è notte, da fuori arriva un lieve rumore. «...portai il mio bicchiere in cucina, lo sciacquai, lo riempii di acqua ghiacciata e rimasi in piedi a sorseggiarlo, davanti all'acquaio, osservando il mio viso nello specchio».
Un antieroe, consapevole, dolorosamente consapevole, di una società corrotta popolata da mostri e relitti.
 
 
 
  Stefano Benni
Cari mostri
Feltrinelli 2015
 
  Narrazioni raffinate o sboccate, tragiche o ironiche, gentili o sfrontate, così diverse tra loro: che cosa ci stanno a fare racchiuse in un unico libro? Ci raccontano la paura. Un viaggio dentro il buio terrificante dei nostri baratri interiori. Un viaggio dentro la nebbia come quello del protagonista di uno dei racconti, uno che si è perso e non trova più la sua casa.
Personaggi strani si aggirano per queste pagine; strani ma familiari, li conosciamo, siamo noi, visti nello specchio deformante delle nostre paure: siamo l'uomo annientato dai numeri (del cellullare, della carta di credito, della tessera sanitaria...), siamo le/gli adolescenti senza più capacità di sentimento, e il ricchissimo russo che vuole comprare tutto, e i bambini che irridono i genitori, e il direttore del Museo che schiaccia l'insigne egittologa innamorata del suo lavoro, e l'uomo di mondo che si vanta dei suoi successi, e... e... .
E la paura aumenta, diventa immensa.
Quanto catartica è la rappresentazione dei nostri terrori? Non lo so.
Certo è che «Con meravigliosa destrezza Stefano Benni scende negli anfratti del Male per mettere disordine e promettere il brivido più cupo e la risata liberatoria. E in entrambi i casi per accendere l'immaginazione intorno ai mostri che sono i nostri falsi amici, i nostri veleni, le nostre menzogne.»
http://www.leparoletranoileggere.it/2015/12/26/paura/#more-1157
 
 
 
  Pierre La Mure
Moulin Rouge
Presses de la cité
 
  Montmartre è Toulouse-Lautrec; Toulouse-Lautrec è Montmartre. Il titolo del romanzo riassume Montmartre e Lautrec, perchè Moulin Rouge vuol dire soprattutto lui, Henri de Toulouse-Lautrec, ultimo rampollo di una famiglia di antica nobiltà, irrimediabilmente segnato nel fisico, e perciò in fuga dal suo ambiente e dalle occupazioni oziose della sua classe, per arrivare, anzi sprofondare, nella Butte, la collina di Montmartre, una specie di zona franca, con locali alla buona, dove si beveva e si ballava, abitata da povera gente, frequentata da personaggi anticonformisti, da emarginati, da artisti di poco successo, da un'umanità in cerca di brevi momenti di felicità, ma anche da persone dimenticate dalla fortuna, verso cui Lautrec si sentiva solidale, lui, ricco, famoso, ma profondamente infelice.
La Mure narra la vita dell'artista in un libro intenso e appassionante; con accenti commossi delinea il suo devastante percorso di autodistruzione.
Questo libro ebbe molta fortuna, fu tradotto in varie lingue, se ne trasse un celebre e premiato film, ne furono fatti arrangiamenti teatrali più o meno riusciti. La sua lettura, al di là del valore letterario, ci commuove e ci fa rivivere un'epoca mitica, quella folle Belle Èpoque così ingannevolmente felice, che non poteva avere altra conclusione se non il baratro della guerra mondiale; quasi una metafora, la vita di Lautrec la rappresenta in pieno, con la sua sottesa filosofia: “non aspettiamo di essere felici per ridere”; una filosofia amara, un ridere triste, come l'espressione dei personaggi ritratti da Lautrec.
http://www.leparoletranoileggere.it/2016/02/18/moulin-rouge/
 
 
 
  Lee Harper
Il buio oltre la siepe
2013 Feltrinelli
 
  L'altro giorno è scomparsa Harper Lee; avevo appena finito di rileggere il suo romanzo, Il buio oltre la siepe: pensavo di trovarlo "vecchio", non più attuale. Invece mi ha colpito per la freschezza della narrazione. Forse perché a raccontare è una bambina che vede tutto con occhi non contaminati dalla cattiveria degli adulti. Si rimane affascinati dal personaggio di Atticus Finch, un uomo che persegue il suo scopo - far trionfare la giustizia - senza ostentazione, senza atteggiarsi ad eroe; con pacatezza, difende un uomo di colore che è stato ingiustamente accusato, anche se tutti, nel suo ambiente, gli sono contro; lo difende perché è innocente, non perché è di pelle nera; è un atto dovuto, normale, secondo lui, non eroico. Eppure rimane un personaggio indimenticabile questo avvocato del Sud, liberale e antirazzista, che educa i suoi figli alla tolleranza e che è per loro esempio di grande umanità.
http://www.leparoletranoileggere.it/2016/02/22/atticus/#more-1176
 
 
 
  Fred Vargas
Tempi glaciali
Einaudi 2015
 
  Tempi glaciali non tanto a Parigi, dove opera l'incomparabile squadra poliziesca del commissario Adamsberg, ma piuttosto in Islanda (e il ghiaccio lì è di prammatica), dove in conclusione va a finire un'indagine complicata, che si dirama in tutte la direzioni, e che l'acchiappanuvole Adamsberg conduce con quella sua aria sconclusionata, seguendo piste sotterranee ed indizi che gli frullano in testa arrivando non si sa da dove. Perfino i suoi collaboratori (e non si può dire che siano esenti da stranezze) rimangono sconcertati da questo zigzagare senza logica apparente.
È un romanzo perfetto: raffinato nei rimandi culturali, pervaso di una sottile ironia, che emerge con più brio nei dialoghi dei personaggi, ingegnoso nell'invenzione di una storia originale ed avvincente: «Tutto inizia con il ritrovamento di due corpi e la scoperta di uno strano simbolo scarabocchiato accanto a ciascuno di essi. Ma come sempre accade nelle storie di Fred Vargas, questo non è che l'avvio di un'avventura che finirà per snodarsi in mezza Europa tra una balzana setta di adepti della Rivoluzione francese e una gita in Islanda finita in tragedia» (dal retro di copertina)
http://www.leparoletranoileggere.it/2015/08/16/tempi-glaciali/#more-1133
 
 
 
  Gianrico Carofiglio
La regola dell'equilibrio
Einaudi 2014
 
  L'avvocato Guerrieri non è sempre sicuro di sé, spesso si scopre fragile, turbato quando l'immagine ideale che ha di se stesso si appanna: allora arrivano i dubbi.
Tanto più in questa primavera strana, incerta, in cui gli succede di dover riflettere sulla precarietà della propria esistenza, scivolando nella malinconia dei ricordi.
Quando un giudice suo conoscente (avevano frequentato lo stesso liceo e si erano incontrati sporadicamente all'università) si rivolge a lui perché lo difenda dall'accusa di corruzione, accetta ed anche si lascia coinvolgere, convinto com' è dell'integrità del suo cliente.
Aiutato da Annapaola, l'amica investigatrice, e da lei confortato, lavora a questo caso che lo porterà presto a dover riflettere sulla sua professione, sulla sua vita e soprattutto sul significato di giustizia, potere e corruzione.
Carofiglio racconta pianamente, ma non in modo banale. Racconta la vita di quell'ambiente particolare che è il mondo della legge, spesso si addentra in spiegazioni e riflessioni su procedimenti e problemi giuridici, ma non è mai noioso, perché tutto si lega e viene tenuto insieme da una storia, che è quella del caso che sta trattando, ma anche delle sue scelte di vita privata, delle sue relazioni di amicizia e sentimentali; è un libro denso, che non si esaurisce nell'arco di poco tempo come succede spesso a questo genere letterario.
http://www.leparoletranoileggere.it/2015/08/16/equilibrio/#more-1137
 
 
 
  Brontë Charlotte
Jane Eyre
Traduzione di Lamberti L.
Einaudi, 2008
 
  Jane Eyre è la classica eroina romantica; non le manca nulla: bambina infelice e poco amata, anzi mal sopportata; adolescente povera; ragazza pronta a realizzare se stessa con le proprie forze e grazie alla propria intelligenza; giovane donna che ha saputo trasformare la rabbia per le umiliazioni in equilibrata consapevolezza di sé; donna appassionata, ma decisa a mantenere la propria rettitudine a prezzo di eroici sacrifici... La storia è nota, ma riesce comunque ad avvincere il lettore, che aspetta con ansia la felice conclusione e la ricompensa meritata per tanta sofferenza patita. Ingenuo sentimentalismo? Forse. Ma che sollievo per lo spirito questa profondità di sentire per noi postmoderni avvelenati dal cinismo! È come riscoprire un linguaggio dimenticato, quello delle emozioni, delle riflessioni che portano a scandagliare le ragioni dello spirito. Un balsamo, dunque.
È un romanzo di formazione, autobiografico; ancora attuale, al di là di mode e costumi che mutano.
http://www.leparoletranoileggere.it/2015/08/30/jane-eyre/#more-1148
 
 
 
  Giuseppe Cagnato
L’Apocalisse di Marco
Nulla die 2015
 
  Questa storia racconta la ben meritata apocalisse che si abbatte sulla Terra.
Artefice della catastrofe è Catastrofe, un bizzarro non-umano che diventa la guida di Marco, a cui è affidato il compito di far ricominciare la vita umana sulla Terra dopo la distruzione totale.
Sua è la voce narrante di questo racconto, che è una storia dentro la storia.
Ad una trama fantascientifica si accompagna la registrazione realistica dell’esistenza di Marco, della sua famiglia e di chi lo circonda, tutti personaggi delineati con ironica precisione e presentati come maschere della commedia umana.
Ne risulta una storia divertente, che scorre via senza intoppi e la conclusione è imprevedibile.
Ma non è che si ride e basta, c’è dell’altro: c’è la rabbia. La rabbia, pienamente giustificata, per il tradimento delle speranze in un mondo migliore. E c’è ancora dell’altro: c’è la malinconia per la sorte del genere umano. Perché noi umani siamo cialtroni, ma non possiamo fare a meno di sentire il calore umano, di cercare l’abbraccio degli altri. E di soffrirne l’assenza.
http://www.leparoletranoileggere.it/2015/05/31/apocalisse/
 
 
 
  Alessandro Baricco
La Sposa giovane
Feltrinelli 2015
 
  La Sposa giovane è uno dei personaggi senza nome proprio che popolano questa storia.
Solo il maggiordomo (personaggio eccezionale) ha un nome proprio, Modesto, gli altri sono semplicemente il Figlio, la Figlia, il Padre, la Madre, lo Zio: entità metafisiche o divinità pagane, prive di quel senso morale che risulta per i miseri umani un pesante fardello. La Sposa giovane, in quanto fidanzata del Figlio, entra in questo mondo dove la vita si svolge secondo riti precisi, regolati con insuperabile maestria da Modesto.
La trama è tracciata con sapienza e con quel tanto di furbizia che stimola l'attesa del lettore.
Si ha l'impressione che il mestiere copra l'ispirazione. C'è una costante ricerca dell'originalità, del non scontato, che a volte sconfina con la bizzarria.
Interferisce con la vita dei personaggi la presenza dell'autore, che mescola ai fatti della storia le sue vicende, i suoi problemi, le sue riflessioni sul mestiere dello scrivere. Anche le sue ossessioni, soprattutto quelle sessuali, che si dipanano in modo ambiguo, al limite del pornografico: alcune scene sembrano gratuite, non necessarie all'economia della storia.
Tutto sommato è una favola scabrosa.
http://www.leparoletranoileggere.it/2015/06/23/la-sposa-giovane/#more-1125
 
 
 
  Tony Bellotto
Bellini e gli spiriti
Traduzione di Cinzia Buffa
La Biblioteca di Repubblica-L'Espresso 2014
 
  Bellini è un investigatore non più giovane, cinico e disilluso, piuttosto superficiale e sboccato; le sue aspirazioni sono primordiali ed il sesso è praticamente in cima alla lista. Del resto tutto il romanzo è infarcito di volgarità e non brilla certo per raffinatezza, la storia narrata ha risvolti sordidi (però è abbastanza normale trattando di crimini), ma la trama è ben strutturata e molto "cinematografica", adatta a trasformarsi in una di quelle serie poliziesche che ormai infestano i programmi di ogni tipo. E come a volte si ha voglia di veder qualcosa da dimenticare rapidamente, così, almeno per me, funziona questo libro.
C'è da dire che, alla fine, la narrazione si addolcisce e diviene meno greve; il nostro personaggio si rivela meno rozzo di quel che sembrava e la storia si arricchisce di toni più intimi.
L'autore è nato a San Paolo; è anche chitarrista e compositore del gruppo rock brasiliano Titãs.
Bellini, il personaggio di tutti i suoi gialli, ha avuto un grande successo ed è diventato il protagonista di film e di serie televisive.
http://www.leparoletranoileggere.it/2015/07/01/bellini/#more-1129
 
 
 
  Alexandre Dumas
Il conte di Montecristo
Traduzione di Margherita Botto
Einaudi 2014
 
 

Ecco un romanzo di cui tutti conoscono la trama. Eppure credo che non ci sia lettore che si sottragga al suo fascino (che sia una droga?)
Che cosa si deve giurare prima di intraprendere questa lettura?
Di non provar rimorso guardando l'orologio che senza che ve ne accorgiate ha fatto un bel balzo in avanti; di non pentirvi osservando là sul tavolo una pila di libri "importanti" iniziati e non ancora finiti; di non scandalizzarvi di fronte a palesi errori cronologici, assurde digressioni, zeppe e ripetizioni; di non infastidirvi per qualche tiritera, piena di sentimenti elevati e di banalità, inneggiante al buon senso comune più conformista;di non storcere il naso per la sciattezza dello stile.
A chi è consigliato? A chi non avrebbe tempo da perdere, ma si è detto: "per rilassarmi un po', mi leggo qualche pagina, ogni tanto, di questo mirabile Dumas, così, tanto per fare una pausa..."
Finito il tomo di più di 1200 pagine (lette di fiato per tutto il tempo che si sarebbe dovuto dedicare alle incombenze serie), invece di piangere per il poco tempo che rimane, si piange perché il romanzo è finito.
Mirabile Dumas! Il conte di Montecristo ci ha rapiti nel suo mondo e finché il libro non si chiude sull'ultima pagina, non si è più liberi.
http://www.leparoletranoileggere.it/2015/02/21/mirabile-dumas/#more-1109

 
 
 
  Irène Némirovsky
L'orchessa e altri racconti
Traduzione di Simona Mambrini
Adelphi 2014
 
 

L'Orchessa è l'ultimo racconto di questa raccolta. La protagonista è una madre, divorata dall'ambizione, che cerca nel successo delle figlie e della nipotina una rivincita sui propri fallimenti; portando così, inevitabilmente, alla rovina le proprie creature.
Sono racconti apparsi in varie riviste ed in vari periodi, dal 1932 al 1941; hanno in comune la malinconica amarezza che avvolge queste donne. E se quello dell'orchessa, divoratrice delle proprie figlie, è un caso "anomalo", "malato", forse non è il peggiore: è la normalità che è terribile. Nella commedia borghese di Madeleine non serve aggiungere altro allo scandire del tempo che scorre sempre uguale, siano giorni, oppure anni, o solo ore; è un continuum di profonda ed amara tristezza, come la strada che la protagonista continua a percorrere da bambina, da adolescente, da sposa, da madre, da nonna, un infinito penare senza gemiti. La solitudine di Ida, ormai invecchiata, è il risultato del metodico sacrificio di ogni legame sull'altare del successo. Agnès e Nadine, madre e figlia, si fronteggiano nella loro reciproca incomprensione (e molto di autobiografico deve esserci in questo sordo dolore-rancore). Ed altre figure di donne, storie in cui l'autrice dispiega le sue raffinate doti di scrittrice: «... l'asciuttezza, il cinismo venato di pietà, l'abilità nel delineare in poche pagine un intero mondo» (dal risvolto di copertina).

http://www.leparoletranoileggere.it/2015/03/12/orchessa/#more-1113

 
 
 
  Umberto Eco
Numero zero
Bompiani 2015
 
 

Un po' pamphlet, un po' divertissement (ma in fondo sembra un reportage), Numero zero è una realtà deformata? O, purtroppo, è la fotografia della nostra vita pubblica malata?
Ci sfilano davanti episodi tragici dimenticati dalla nostra coscienza pubblica così labile e distratta; di conseguenza non ci stupiamo più di nulla. Non corriamo pericoli di ritorsioni per aver protestato, perché siamo smemorati e non ci interessano più tragedie civili come Gladio, P2, colpo di stato, servizi segreti deviati e così via. E nel presente la corruzione è un dato di fatto di cui tutti parlano senza scandalizzarsi: tutto ci scivola addosso e dopo poco si dissolve nell'oblio.
Il Numero zero è un particolare quotidiano destinato a diventare uno strumento di ricatto per procacciare affari e potere al suo editore. Il tutto ambientato a Milano. L'anno è il 1992, ma si va all'indietro, a sfogliare tristi pagine della storia italiana e europea dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi.
Protagonisti "positivi" pallidi e malandati, bistrattati da vicende personali, assai poco fiduciosi nelle proprie capacità, sono Colonna e Maia, capitati in un bel gruppetto di cinici "pescatori nel torbido".
http://www.leparoletranoileggere.it/2015/02/10/numero-zero/#more-1080

 
 
 
  Patrick Modiano
Via delle Botteghe Oscure
Bompiani 2014
 
 

Amnesia, indagine, ricerca. La ricerca della propria identità può considerarsi, ad un certo punto, conclusa?
Chiunque si ponga la fatidica domanda (Ma chi sono io veramente?), non troverà mai la risposta definitiva.
Per questo siamo tutti, almeno un po', Guy Roland, impiegato in un'agenzia investigativa e affetto da amnesia. All'inizio la ricerca del suo passato è vaga e inconcludente, sembra che non possa portare a niente di concreto e il protagonista è sconsolato. Poi le tracce con qualcosa di familiare si infittiscono e sembra di arrivare ad una soluzione; ma ecco che una tessera del mosaico che sta ricostruendo nella sua mente risulta incongrua e la disillusione lo getta indietro. Allora, inevitabilmente, Guy si chiede se quei brandelli di ricordi siano veramente i suoi o se stia immergendosi nella vita di un altro.
Sembra un libro disperato, ma per fortuna c'è ancora qualcosa che Guy può tentare, in un altro luogo, in un altro mondo, magari in Via delle Botteghe Oscure.
http://www.leparoletranoileggere.it/2014/12/18/guy-roland/

 
 
 
  Patrik Modiano
Bijou
Traduzione di Irene Babboni
Einaudi 2005
 
  Premio Nobel per la Letteratura nel 2014 è Modiano, autore di romanzi e racconti poco noti in Italia.
Nelle sue storie ci immerge in una Parigi reale e al tempo stesso fantomatica.
Un cappotto giallo ed un volto intravisti in mezzo alla folla del metro: per la diciannovenne che da piccola era chiamata Bijou è ritornare al mondo che avrebbe voluto lasciare per sempre; quel volto è la copia invecchiata di sua madre, scomparsa quando lei era bambina. Bijou segue quella donna, ma non ha il coraggio di affrontarla. Nei giorni seguenti la cerca e riemergono così tutte le sue insicurezze; è come risucchiata da questo passato infelice, i pochi amici che ha non riescono a trattenerla nel presente anche se lei cerca disperatamente di uscire dalla sua solitudine.
Protagonista e personaggi sono figure misteriose, difficili da inquadrare; e sullo sfondo c'è una Parigi altrettanto enigmatica, nonostante la descrizione puntigliosa dei luoghi.

http://www.leparoletranoileggere.it/2014/11/23/bijou/#more-1047

 
 
 
  Renzo Darisi
Al 95%
Libro pubblicato dall’autore – 2012
 
  La storia si apre con la cronaca della presentazione di Ifigenia in Tassili, romanzo in cui comincia la vicenda (che viene riassunta nella prefazione: durante un’escursione sul Tassili n’Ajjer in Algeria un gruppo di amici nota una madre con due figlie adolescenti vestite in modo stravagante e con strani atteggiamenti. Il mistero induce a fantasticare su possibili riti simili al sacrificio di Ifigenia. La vicenda si tinge di giallo con il ritrovamento di un diario smarrito da una delle due ragazzine e con la scomparsa delle tre donne. Le ricerche di Renzo Darisi, lo scrittore, e dei suoi amici li mettono sulle tracce di una misteriosa setta, Mintaka…)
Poi, con una lentezza tutta veneziana, ci si inoltra nella narrazione, che è divagante-vagante lungo percorsi “torcelliani”. Un ritmo che ricorda il silenzioso scivolare sulle acque tra le isole veneziane, mentre lo sguardo affascinato si riempie del paesaggio lagunare.
La calma ovattata di questa atmosfera ben presto è scompigliata dall’inatteso e la storia diventa particolarmente intrigante, perché franano certezze e cadono apparenze: quel che sembra non è e gli inganni-disinganni si moltiplicano.
http://www.leparoletranoileggere.it/2012/09/01/renzo-darisi-al-95/
 
 
 
  Marcello Fois
Piccole storie nere
Einaudi 2002
 
  Queste storielline non risparmiano niente a nessuno: tra ragazze, mogli, mariti, parenti e sconosciuti c’è perfino un monaco greco.
Umanità varia e storie tanto incredibili ed assurde da sembrare vere, con un tocco qui di umorismo feroce, là di grottesco, anche con un che di mistero gotico. Sono i casi del commissario Curreli, che ha il cuore in Sardegna, dove stanno la moglie e le due figlie e dove chiede, inutilmente, di essere trasferito.
Curreli guarda le scene dei delitti, soppesa le persone coinvolte, intuisce quel particolare che sarà la chiave per risolvere il caso. Poi fa le valigie e si sposta altrove: da Roma a Fidenza, a Parma, a Torino. L’agente Marchini lo segue.
Sparse qua e là, come resti dimenticati di una vita normale impastata di affetti familiari, spuntano lettere e telefonate: è la vita privata di Curreli e di Marchini.
http://www.leparoletranoileggere.it/2014/12/01/storie-nere/#more-1051
 
 
 
  Alan Bennet
Nudi e crudi
Traduzione di Giulia Arborio Mella e Claudia Valeria Letizia
Adelphi 2011
 
  La casa dei Ramsone viene svaligiata, ripulita, ma proprio completamente.
Mr Ramsone è un avvocato noioso, con la tipica mentalità piccolo-borghese, pieno di sé, ordinato in modo maniacale, egoista; ha un’unica passione vera: Mozart; ed è proprio da Mozart che cominciano le sue disgrazie…
Mrs Ramsone è una donna annoiata (… se il marito è noioso, è comprensibile), è apparentemente sottomessa al marito che mai si azzarda a contrariare, anche lei è molto borghese, ma con una certa curiosità nei confronti del nuovo e del diverso.
Le vicende del dopo-furto si susseguono con divertenti trovate demenziali, con soluzioni e spiegazioni strampalate. E’ un romanzo superficiale? Forse. Cattivo certamente.

http://www.leparoletranoileggere.it/2011/06/11/nudi-e-crudi/

 
 
 
  Jonathan Franzen
Libertà
Traduzione di Silvia Pareschi
Einaudi 2011
 
  Come potrebbe essere simboleggiata la libertà nei primi anni del Terzo millennio? Una libertà minacciata, non palesemente, da innumerevoli vincoli che inducono le persone a rendersi schiave di comodità e convenzioni.
La storia si svolge, appunto, nei primi anni del Duemila negli Stati Uniti. Walter è un uomo mite, molto responsabile; è un amico maturo e affidabile, un marito amoroso e un padre autorevole; lui e Patty formano una coppia esemplare, sono di buona cultura, progressisti, ecologisti, senza problemi di denaro; hanno due figli, Jessica e Joey.
Ma questo idillio si spezza e le vicende della vita provocano cambiamenti anche in chi, come Walter, sembrava una fortezza inattaccabile. In questo libro si parla di loro e delle persone (familiari amici conoscenti) che ruotano attorno alle loro vicissitudini.
La competizione è la dea che governa tutti e la libertà a cui si aspira è sostanzialmente libertà di competere: il vero sogno americano.
Una dimensione, quindi, molto individualistica che viene sottolineata dalla struttura del romanzo, costituito non da un’unica storia, ma da molteplici racconti: in ognuno c’è la profonda solitudine che marca chi deve a tutti i costi dimostrare di essere migliore degli altri. Tante isole. Fino a quando non ci si arrende e si abbandona la gara.
Finale inaspettato. Forse è il finale che il lettore, affezionato ai personaggi, desidera; ma rimane il sospetto che sia stata una concessione.

http://www.leparoletranoileggere.it/2011/06/05/liberta/

 
 
 
  Vikas Swarup
I sei sospetti
Traduzione di Seba Pezzani
La biblioteca di Repubblica - l'Espresso 2014
 
  Un giallo, sì; ma anche un bel giro attraverso l'India contemporanea, in mezzo alle sue innumerevoli genti con lingua usi credenze diverse; paese affascinante, eppure terribile per la sua ferocia, per l'ingiustizia sociale e per la corruzione che dilaga e si trasforma, ma non sparisce; l'unica costante che rimane è l'avvilente sopraffazione dei deboli, dei poveri, degli emarginati.
La struttura è semplice ed ordinata: il libro si apre con la rubrica di un giornalista che racconta l'omicidio; continua con la presentazione dei sei sospetti, quindi indica i loro moventi; segue una sezione sulle prove e il tutto è chiuso dalle pagine della soluzione e della confessione.
Il fatto: un ricco e corrottissimo rampollo di un potente uomo politico (nonché mafioso) viene ucciso; i sospetti sono sei.
La narrazione scorre veloce, diretta, senza astuzie letterarie. I commenti dell'autore sugli aspetti della società dell'India non risparmiano le critiche, anche aspre.
http://www.leparoletranoileggere.it/2014/08/18/caos-india/#more-1019
 
 
 
  Tiziano Scarpa
Stabat mater
Einaudi 2008
 
  A Venezia l'Ospedale della Pietà raccoglie orfane e abbandonate. Le bambine con predisposizione vengono istruite nella musica, le altre diventano inservienti e lavorano in cucina. Alle suonatrici viene impartita una buona educazione che a volte permette loro di contrarre un buon matrimonio. Cecilia, sedici anni, soffre di insonnia. Alla notte si alza e in un posticino tutto suo scrive lettere alla "Signora madre" che non conosce. Le giornate scorrono tutte uguali; le ragazze suonano nella chiesa dietro una grata al riparo degli sguardi di tutti. Cecilia annega nella sua sensazione di nulla... Finché arriva Vivaldi.
La conclusione é racchiusa nella carta verdeazzurra trovata su Cecilia quando fu abbandonata, neonata, all'Ospedale.
http://www.leparoletranoileggere.it/2014/08/17/cecilia/#more-1010
 
 
 
  Sam Eastland
L'occhio dello zar
Traduzione di Giancarlo Carlotti
Il Saggiatore 2010
 
  Primo romanzo incentrato sull’investigatore Pekkala, il finlandese divenuto famoso per essere stato uno dei più potenti uomini dell’ultimo zar.
I capitoli alternano la narrazione del presente (punto di partenza: Siberia 1929) con la memoria del passato; nel ricordo riaffiorano l'infanzia, quando Pekkala giocava con il fratello, e poi l'adolescenza, e via via il lavoro con suo padre, la rivalità con il fratello e le vicende che lo condussero a diventare quel famoso Pekkala, l'occhio di smeraldo, l'occhio dello zar. E poi, per quanto incredibile, questo stesso Pekkala, lo ritroviamo agli ordini di Stalin…
Romanzo affascinante, che fa rivivere con incredibile realismo situazioni storiche che già di per sé sono ammantate di mistero, come la sorte dei Romanov dopo la rivoluzione, e che sa coniugare fantasie al limite del credibile con ambientazioni storiche documentate.
Segue una nota storica, con bibliografia essenziale, su quanto realmente successo ai Romanov.
http://www.leparoletranoileggere.it/2014/09/01/pekkala/#more-1038
 
 
 
  Francesca Melandri
Eva dorme
Mondadori 2010
 
  Eva dorme è un romanzo storico, che ricostruisce con precisione e capacità rievocativa non comune un periodo tormentato per il Sud Tirolo italiano; è anche la storia di due donne, Gerda la madre ed Eva la figlia: è attraverso le loro vicende che prende vita l'affresco storico di quella stagione;.
Il romanzo è denso di emozioni, di sentimento, perché i personaggi acquistano una profondità psicologica che ci colpisce per il carico di umanità spesso dolorosa che portano in sé; tuttavia è un romanzo rigoroso e razionale per l'acutezza con cui viene dipinta la situazione sociale e politica e contiene riflessioni profonde che danno respiro ampio, universale, a dati specifici e particolari.
È un romanzo scritto molto bene, lo stile è lucido, senza rinunciare ad una certa suggestione poetica; uno stile appassionato, ma non retorico.
http://www.leparoletranoileggere.it/2014/09/28/eva-dorme/#respond
 
 
 
  Zhang Ailing
La storia del giogo d’oro
postfazione di Alessandra Cristina Lavagnino
traduzione dal cinese e note di Alessandra Cristina Lavagnino
 
  Essere cattivissime non paga, procura odio e solitudine, anche un certo disgusto da parte di chi sta attorno, ma tante volte non è propriamente una scelta; in certe persone equivale ad un istinto di distruzione ed autodistruzione che falcia tutto.
Di basso rango, bella e intelligente, Qiqiao entra a far parte di una nobile famiglia di Shanghai; siamo nel 1913 e lei, in mezzo allo sfacelo della vecchia Cina, è diventata moglie di un invalido; accumula un sordo rancore che si tramuterà in quell’odio che tutto travolge.
La narrazione procede come una rappresentazione teatrale, con una sceneggiatura accurata nelle descrizioni degli ambienti e nella presentazione dei personaggi.
Ad un certo punto diventa il freddo resoconto di come la protagonista distrugga tutto ciò che la circonda con metodica ed irrefrenabile sicurezza.
http://www.leparoletranoileggere.it/2012/07/19/la-storia-del-giogo-doro/
 
 
 
  Alice Munro
Chi ti credi di essere?
Traduzione di Susanna Basso
Einaudi 2012
 
  Rose cresce in un piccolo paese, West Hanratty, in una realtà provinciale dalla quale tenta in tutti i modi di fuggire, ma alla quale ritornerà, almeno con il cuore, perché scopre, nel corso della sua vita, che le proprie radici sono vitali e non si possono spezzare perché il rischio è di perdersi.
Dieci capitoli, dieci racconti, ognuno con una propria autonomia, narrano l'esistenza della protagonista (che è Rose, ma anche Alice), dall'infanzia all'età adulta: la piccola Rose in conflitto con la matrigna Flo, donna che avrà un'importanza fondamentale nella sua vita, poi la scuola di base e il liceo, la fuga verso Toronto, l'università e l'amore di Patrick, il matrimonio, la figlia Anne, le avventure sentimentali, e la vita che scorre in mezzo ad aspirazioni più o meno frustrate, tra delusioni e ricordi, per ritornare a Flo, figura emblematica che rappresenta il desiderio di affrancarsi in perenne conflitto con la paura di perdere qualcosa di sicuro e consolante come un rifugio.
Attraverso il quotidiano Rose acquisisce una saggezza di "sopravvivenza" che ne fa un personaggio toccante. E nessuno sa essere così toccante sotto l'apparenza del distacco come Alice Munro.
http://www.leparoletranoileggere.it/2014/04/22/alice-munro-ti-credi-essere/#more-966
 
 
 
  Joseph Roth
Fuga senza fine
Una storia vera
Traduzione di Maria Grazia Manucci
Adelphi 1999
 
  Franz Tunda, tenente dell’esercito austriaco, prigioniero dei Russi nel 1916, riesce a fuggire; per tre anni vivrà in Siberia con un polacco, Baranowicz, che diventerà per lui un fratello. Deciso a tornare a casa, rimane preso dentro le vicende della rivoluzione russa; torna quindi in Europa: Vienna, Berlino, Parigi, sempre in fuga, sempre alla ricerca – blanda – di Irene, la fidanzata lasciata alla partenza per il fronte.
Franz Tunda non appartiene a nessuno dei mondi che frequenta, né al rude e selvaggio habitat siberiano, né all’esaltante tumulto rivoluzionario russo, né all’establishement staliniano, né ai riti sociali della borghesia europea tra le due guerre. Vede tutto ciò attraverso un vetro, in una condizione di separatezza; tutto gli è estraneo, indifferente; in definitiva, si rivelerà nella sua vera natura: inconsistente e superfluo.
Il racconto scorre rapidamente, in uno stile che incanta per la sua capacità di evocare tormentosi avvenimenti con levità, a volte con ironia, senza comunque perdere la dimensione tragica che connota il franare di una vita e di un’epoca.
http://www.leparoletranoileggere.it/2014/05/15/tunda/#more-1001
 
 
 
  Irène Némirovsky
David Golder
Traduzione di Margherita Belardetti
Adelphi 2009
 
  Golder si rifiuta di aiutare il suo socio Marcus, che ormai è rovinato. Si apre così la porta di quel mondo degli affari in cui sono immersi Golder e Marcus, un mondo in cui si vale solo per la capacità di far soldi; non esiste affetto, né compassione, nemmeno all’interno della propria famiglia. Golder sa di valere solo per quello, produrre ricchezza.
Una storia crudele, spietata, non c’è sollievo né speranza di riscatto. I personaggi sono tratteggiati con mano ferma, incisi con la precisione chirurgica di chi vuol mettere a nudo le miserie umane. Quando ha scritto questo romanzo, l’autrice aveva appena ventisei anni. Uno sguardo così giovane e tuttavia così disincantato è difficile da sopportare.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/06/03/david-golder/
 
 
 
  Massimo Carlotto – Marco Videtta
Nordest
e/o maggio 2009
 
  Per chi vive nel Nordest è come leggere cronaca locale; si sente subito aria di casa, anzi “puzza” di casa. Perché di puzza si tratta, quella non metaforica dei rifiuti scaricati illegalmente e poi portati al Sud, e quella morale di una classe di arricchiti tramite affari poco puliti, e comunque senza rispetto per il territorio, senza solidarietà, senza coscienza civile.
In questo ambiente matura il delitto di una giovane donna, che nell’ambiguità dei suoi comportamenti conservava ancora un briciolo di coscienza. Attorno a questa giovane, altri giovani, disorientati, senza valori, disperati, a volte decisamente persi in pratiche delinquenziali. Si sa, i rampolli degli industriali sono dei bambocci, non all’altezza dei genitori, ma all’altezza di che? Della mancanza di scrupoli, della disinvoltura affaristica, della fuga in Romania per produrre a costi bassi e senza “impedimenti” ecologici o/e fiscali.
Detto ciò, il romanzo non è un trattato sociologico, è un vero romanzo giallo, appassionante, dall’intreccio sapiente; lo stile non è molto raffinato, ma è impossibile non leggerlo di seguito, fino alla fine, tralasciando qualsiasi riserva. In ciò si riconosce una capacità narrativa incontestabile.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/07/18/nordest/
 
 
 
  Robert Wilson
L’uomo di Siviglia
Traduzione di Paola Merla
Longanesi 2004
 
  Protagonisti della storia sono un pittore famoso, Francisco Falcón, e suo figlio, l’ispettore capo Javier Falcón, che si trova ad indagare su delitti terribili, in cui l’assassino ha inflitto alle vittime tormenti “visivi” talmente crudeli da indurli ad una morte atroce.
Sullo sfondo una Siviglia estenuata dalla Semana Santa e dalla Feria.
Ma non sarà un’indagine come le altre, perché l’ispettore si accorge subito che il suo intervento viene turbato da foschi presagi e ben presto il percorso attraverso questi delitti diventa un viaggio dentro il suo passato.
Molti i personaggi, intricatissima la trama, che tuttavia si snoda in modo razionale, anche se tortuoso.
Consigliato a chi sta per andare in vacanza a Siviglia. (Anche se è decisamente meglio una buona guida).
http://www.leparoletranoileggere.it/2013/05/19/luomo-di-siviglia/
 
 
 
  Georges Simenon
Le zie
traduzione di Francesco Rigamonti
Oscar Mondadori 1969
 
  Montilly, un paese di mare nella sonnolenza della provincia francese; due donne che da sole dirigono una fattoria e un allevamento di cozze; Jean , il loro giovane nipote, bravo lavoratore, spensierato nei divertimenti, ammirato dalle ragazze.
Un mondo tranquillo, monotono, scandito da giorni sempre uguali, finché Marthe rivela a Jean di essere rimasta incinta.
Questo l’incipit di una storia che diventa sempre più cupa e disperata proprio nell’assenza di vera capacità di disperazione, perché tutto ha il lento trascorrere della marea che a ritmi regolari fa emergere il fondo e poi lo ricopre, continuamente, continuamente…
Jean prende coscienza a poco a poco che la sua vita è sempre stata regolata dalle sue “misteriose zie”, che lo trattano da bambino, che lo amano e lo proteggono, ma che non lo lasciano crescere.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/07/31/le-zie/
 
 
 
  Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo, Carlo Lucarelli
Giudici
Einaudi 2011
 
  Tre periodi della storia italiana, tre tipologie di illegalità, tre modi di affrontare le storture di questo nostro paese, tre giudici e tre racconti.
Nel primo il giudice Surra viene inviato a Montelusa a riorganizzare il Tribunale del dopo-Unità; qui il magistrato diventa eroe senza rendersene conto, solo con la sua “ingenuità” che lo induce a fare semplicemente il suo dovere; ma in certi ambienti, fare il proprio dovere equivale ad essere eroi.
Nel secondo racconto un magistrato donna, giovane, minuta, indifesa, considerata poco importante (e per questo le viene assegnato di scorta solo un uomo, Ferro) arriva a Bologna per indagare su un caso di bancarotta fraudolenta; la fine di questa sua storia coincide con l’attentato alla stazione di Bologna e la legge si trova a fronteggiare la piaga della devianza dei servizi segreti. La giovane donna ci fa capire che non è necessario essere esperti e navigati per avere un ruolo importante nella difesa della legalità.
Con il terzo racconto siamo all’oggi, dove sempre più l’illegalità e la corruzione permeano la vita politica; il magistrato Ottavio Mandati con il suo impegno ci racconta che non serve essere amati e ammirati dal popolo-spettatore per tentare di far trionfare la giustizia.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/09/15/giudici/
 
 
 
  Emir Kusturica
Dove sono in questa storia
Traduzione di Alice Parmeggiani
Feltrinelli 2011
 
  Per chi ama i film di Kusturica questo romanzo è la guida perfetta alla comprensione della sua opera cinematografica: si ritrova, nel libro, l’estro brioso (alla “Chagall”, dico io) delle scene in cui succedono cose stranissime e tremende nella loro surreale innocenza.
Il regista racconta la sua opera, ma anche la sua vita, i sentimenti profondi che lo legano alla sua terra e alla sua famiglia, i ricordi, le speranze, le delusioni, le amicizie (come quella con Jhonny Deep).
È un libro costruito a mosaico, con tante tessere buttate lì alla rinfusa, che trovano una loro collocazione quasi onirica; scrive nello stesso modo in cui dirige i film. Un bel libro.
http://www.leparoletranoileggere.it/2013/04/13/dove-sono-in-questa-storia/
 
 
 
  Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Il gattopardo
Feltrinelli 2011
 
  Ogni tanto bisogna rileggere i capolavori della nostra letteratura, senza lasciarsi intimidire: spesso si scopre che non sono così noiosi come potremmo pensare e che comunque regalano una profondità di pensiero rara ed illuminante per il nostro presente.
“Il gattopardo” è certamente una pietra miliare della letteratura italiana.
Ci racconta di una Sicilia perennemente addormentata e disperatamente persa nella sua impossibilità di riscatto: un mondo travolto dalla novità che avanza, dove saranno accettati dei cambiamenti, sì, ma senza che nulla muti; dice Tancredi allo zio: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.»
Disperante, e vero.
Uno stile nitido, senza sbavature. Un linguaggio preciso. Una prosa preziosa, poetica e allo stesso tempo razionale, mai approssimativa.
http://www.leparoletranoileggere.it/2012/05/24/il-gattopardo/
 
 
 
  Marcela Serrano
Dieci donne
Traduzione di Michela Finassi Parolo e Tiziana Gibilisco
Feltrinelli 2011
 
  “Le donne, tra donne, riescono a non sentirsi sole. Gli uomini, tra uomini, invece no”: è la filosofia sottesa al romanzo, è il motivo per cui mi piace questa storia, anzi queste storie, dove ogni donna parla con la sua voce e racconta la sua vita; solo Natasha è raccontata dalla sua assistente, perché Natasha è la psicoterapeuta del gruppo, è al di fuori ma allo stesso tempo dentro ogni donna, dentro l’indifferenza di Francisca, dentro la solitudine della vecchiaia di Mané, dentro le angosce di Juana, di Simona, di Layla, di Luisa; e poi ci sono Guadalupe, Andrea, Ana Rosa, tante donne, tutte diverse nelle loro personalissime tragedie più o meno intrecciate a vicende epocali, dall’Olocausto alla dittatura di Pinochet, dalla stagione del femminismo all’infinito orrore del conflitto arabo-israeliano.
Tutte segnate, ferite dalla violenza di un mondo spesso ostile, nella migliore delle ipotesi accondiscendente, un mondo che costringe al cinismo per sopravvivere.
Tra queste voci narranti si sta come tra amiche o sorelle, che ti raccontano le loro sofferenze e le loro gioie.
Sguardo femminile sul mondo, e messaggio alle giovani donne: una rete lunga, nello spazio e nel tempo.
http://www.leparoletranoileggere.it/2012/02/02/dieci-donne/
 
 
 
  Andrea Camilleri
La creatura del desiderio
Skira 2013
 
  Alma Mahler: una figura, forse, emblematica di un’epoca, anzi di una “bella epoca”, e dunque complessa e contraddittoria, fatua e profonda, appassionata e fredda calcolatrice, soprattutto fedele a se stessa nel volere per sé ogni bellezza ed ogni agio. Così ce la possiamo immaginare, ammantata del fascino che riverberano su di lei i tanti ingegni che l’hanno amata.
Qui si racconta la passione per lei di Oskar Kokoschka; il loro incontro avviene un anno dopo la morte di Gustav Mahler, il primo marito di Alma.
Una relazione tumultuosa nasce tra Alma ed Oskar, interrotta dopo due anni dalla donna. Il pittore ne rimane sconvolto, nemmeno l’arruolamento al fronte sopisce il cocente dolore; riabbracciare Alma diventerà per lui un’ossessione.
http://www.leparoletranoileggere.it/2014/01/13/la-creatura-del-desiderio/
 
 
 
  Ray Bradbury
L’albero di Halloween
Traduzione di Annalisa Mancioli
Mondadori 2005
 
  Notte di Halloween: otto ragazzi girano per le case, mascherati, recitando la solita formula scherzetto-dolcetto, rammaricandosi che uno di loro, il più divertente ed esuberante, non sia con loro; vedono un grande albero con centinaia di zucche intagliate appese ai suoi rami e comincia così la loro avventura attraverso il tempo e lo spazio, alla ricerca del loro compagno, ma, contemporaneamente, per scoprire le origine di questa festa.
Libro dedicato ai ragazzi, sa coniugare l’aspetto didattico con quello ludico  in una effervescente e immaginifica narrazione.
Con levità tratta un tema imprescindibile: la paura della morte.

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/12/28/lalbero-di-halloween/
 
 
 
  Georges Simenon
Maigret a New York
Traduzione di Emma Bas
Adelphi 2000
 
  Il commissario è ormai ex, perché è in pensione e come tutti i bravi pensionati, ritiratosi a Meung, gioca a carte e cura l’orto. Ma c’è un figlio qui in Francia che è preoccupato per il padre che sta a New York e si rivolge a Maigret. Così il pensionato lascia le sue tranquille occupazioni e attraversa l’Atlantico.
Come spesso gli succedeva nel pieno delle sue funzioni, in questo ambiente a lui estraneo trova ostilità e chiusure, anche se il collega americano O’Brien lo aiuterà con simpatia.
Quando arriva Maigret in un luogo tutto  si adatta alle sue abitudini e diventa francese, perfino New York può sembrare Parigi.
A New York Maigret porta tutto se stesso, soprattutto il fastidio profondo verso i delitti che coinvolgono le persone deboli ed indifese. E qui ha a che fare con persone che non pagheranno mai per le loro azioni, penalmente non rilevanti.
La pietà per il colpevole-vittima lo porta a preferire la compassione umana al trionfo di una giustizia da contabile; l’altra faccia della medaglia è il disprezzo per chi è il vero colpevole di tutto, ma è anche un vigliacco che si sottrae ad ogni punizione perché la sua colpa é “solo” morale.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/08/03/maigret-a-new-york/
 
 
 
  Irène Némirovsky
La moglie di Don Giovanni
A cura di Giorgio Pinotti
Traduzione di Laura Frausin Guarino
Adelphi 2009
 
  Clémence, ex domestica, alla vigilia di un’operazione da cui non sa se uscirà viva, scrive a quella che un tempo era la sua adorata “Signorina Monique”, che ora è sposata, ha due bambini e vive a Strasburgo;nella lettera svela dolorosi segreti del passato sui suoi genitori e sul quel mondo che sembrava un paradiso, ma che nascondeva miseria morale e crudeltà.
L’uso delle maiuscole ( la Signorina, la Signora, il Marito, la Famiglia…) segna una distanza, che è prima di tutto quella rigorosissima di natura sociale tra la servitù e i padroni, ma che anche rivela lo scarto tra apparenza e realtà; in questo scarto si insinua lo sguardo di un pubblico, quello della servitù, volto ad osservare (e criticare) lo spettacolo della mondanità: sfarzo, divertimento, rapporti disinvolti, ricchezza, avidità, e tanta ipocrisia.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/07/26/la-moglie-di-don-giovanni/
 
 
 
  J.G.Ballard
Il mondo sommerso
Traduzione di Stefano Massaron
Feltrinelli 2007
 
  Kerans fa parte di una squadra di ricercatori che, sotto la guida del colonello Riggs, perlustra ciò che resta di intere città sommerse in seguito a cataclismi che hanno sconvolto il clima, producendo un innalzamento delle temperature con scioglimento di ghiacci e progressivo allagamento di tutto il pianeta. L’umanità è stata decimata, coloro che sono sopravvissuti sono psicopatici, malnutriti, contaminati. Kerans, convinto della propria prossima fine, è anche consapevole che per l’umanità non può esserci salvezza: l’estinzione è il destino ineludibile; si dirige quindi verso sud per sprofondare in un ambiente sempre più invivibile, in un mondo primitivo e selvaggio, quasi un ritorno alle origini della specie.
Tema interessante e denso di implicazioni, ma il racconto è frenato da numerose considerazioni filosofiche che non riescono a conglobarsi in modo convincente alla narrazione.
http://www.leparoletranoileggere.it/2011/07/26/il-mondo-sommerso/
 
 
 
  Dan Brown
Inferno
Traduzione di Nicoletta Lamberti, Annamaria Raffo, Roberta Scarabelli
Mondadori 2013
 
 

A riveder le stelle? Ci sono cascata di nuovo: avevo giurato di non leggere più libri di Dan Brown, ma poi è arrivato in casa: era lì che mi guardava ed io non ho resistito, perché a me piacciono tanto i giochi. Insomma l'ho cominciato e finito di seguito, perché l'autore è ingegnoso a costruire le cacce al tesoro, e molto scaltro a punteggiarle di riferimenti culturali e di ammiccamenti filosofici.
Aggiungiamo poi temi di scottante attualità (crescita esponenziale della popolazione del pianeta, manipolazione genetica); mettiamoci anche tre città, tra le più fascinose al mondo, Firenze, Venezia, Istanbul, attraverso cui l'altrettanto fascinoso Robert Langdon si lancia in rocambolesche investigazioni (anche se, a volte, infastidisce il tono professorale con cui propina pedantesche informazioni su monumenti e situazioni storiche reperibili in qualsiasi buona guida turistica); si arriva così ad un'operazione commerciale pregevole e di successo.
Mi sono proprio divertita.
Per questo, e per il fatto che chiude “dantescamente” il romanzo con la parola "stelle", gli regalo un più.

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/08/24/inferno/

 
 
 
  Jay Parini
L'ultima stazione
Un romanzo sull'ultimo anno della vita di Tolstoj
Traduzione di Lorenzo Matteoli
Bompiani 2010
 
 

Condivido l'opinione di Gore Vidal, che lo considera uno dei più bei romanzi storici scritti negli ultimi venti anni.
Siamo nel 1910, anno della morte del grande scrittore. Attorno a lui ruotano familiari e discepoli contendendosi la sua eredità materiale e spirituale: mentre la moglie lotta per godere, lei e i figli, dei vantaggi derivanti dai diritti d'autore, Tolstoj desidera rinunciare ad ogni lusso e vuole donare le sue opere all'intera umanità. Così la sua vecchiaia è funestata da contrasti tanto che la sua aspirazione diventa quella di avere un po' di pace e soprattutto libertà; la sua fuga diventa un impossibile viaggio verso la serenità.
Nel romanzo ogni capitolo è il racconto di uno dei personaggi della storia: Sof'ja Andreevna (la moglie dello scrittore), Bulgakov (segretario), L.N. (Tolstoj), Dottor Makovcky (medico e ardente ammiratore), Sasha (la figlia), Certkov (l'amico di Tolstoj odiatissimo dalla moglie).
Queste voci si alternano raccontando la vita dell'ultimo anno dello scrittore, ognuno dal proprio punto di vista. L'autore di questo romanzo, Jay Parini, ha trovato, ed usato, i diari che molti membri del circolo familiare di Tolstoj avevano tenuto.
Nella postfazione scrive:«Leggendoli uno dopo l'altro (i diari) era come guardare la stessa immagine attraverso un caleidoscopio. Fui presto affascinato dalle simmetriche vicende esistenziali che venivano esposte».
In effetti ne è nato un romanzo affascinante.

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/07/09/lultima-stazione/

 
 
 
  Sof'ja Tolstaja
Amore colpevole
A proposito della «Sonata a Kreutzer» di Lev Tolstoj
Traduzione di Nadia Cicognini
La Tartaruga edizioni 2009
 
 

La Tolstaja è una scrittrice di talento offuscata, con il suo consenso, dalla genialità del marito. In questo breve romanzo (seguito da una altrettanto breve autobiografia, assai interessante per capire, anche, l'uomo Lev Tolstoj) la protagonista è Anna (una sorellina della Karenina?), giovane bellissima dalle nobili aspirazioni che si trova sposata ad un uomo che vede in lei solo l'appagamento dei suoi desideri e che la rende del tutto infelice non comprendendone la profondità spirituale.
Anna rimarrà a tutti costi fedele e sottomessa al suo distruttore, mentre dentro di sé non può far altro che pensare:«Possibile che sia tutta qui la nostra vocazione femminile? - pensava Anna. -Mettere il proprio corpo a disposizione di un neonato e poi di un marito? Per sempre! Ma dov'è finita la mia vita? Dov'è finito il mio io? Quell'io autentico che una volta aspirava a elevarsi e a servire Dio e i propri ideali? Stanca, sfinita, soccombo. Non ho una vita mia, né terrena né spirituale. Eppure Dio mi ha dato tutto: salute, forza, doti... e persino felicità. Perché dunque mi sento così infelice?».
Leggendo l'autobiografia di Sof'ja si può immaginare che potessero, talvolta, essere simili i suoi pensieri, specialmente quando il grande marito, sconvolto da crisi esistenziali, le inflisse immeritati dolori, lasciandola, alla fine, per andarsene lontano da lei a morire.
Dopo aver letto il romanzo di Parini, L'ultima stazione, è utile sentire anche la voce di Sof'ja, per capire le sue ragioni e, direi, renderle giustizia.

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/07/09/amore-colpevole/

 
 
 
  Don DeLillo
L'angelo Esmeralda
Traduzione di Federica Aceto
Einaudi 2013
 
 

"Ecco il mondo, piccole mele verdi e malattie infettive"
Lucide allucinazioni: una coppia che non riesce a rientrare dalle vacanze, due uomini che osservano la Terra dallo spazio, un giovane che fa jogging, una straniera ad Atene durante un terremoto, una vecchia suora, una ragazza che visita una mostra di fotografie, due studenti in un collegio sperduto, dei detenuti particolari, un tizio che per professione guarda film; presenze sperdute in un mondo parallelo, ma poi ci si rende conto che parlano la nostra lingua e vivono il nostro tempo, in pieno, con tutte le angosce del presente. Ognuno di loro sembra un sopravvissuto a qualche catastrofe nucleare, ognuno con l'acuta nostalgia del mondo perduto, ma poi quel mondo è solo e semplicemente il mondo sognato che mai potrà realizzarsi.
E ognuno sembra stare lì, ad aspettare una fine imminente. «... uomini e donne bloccati in qualche specie di limbo, figure inquiete che tentano di imporre teorie e desideri a un mondo caotico, privo di senso».
La scrittura dell'autore ha una qualità particolare, «... quella di raccontare il presente, ciò che stiamo vivendo, ciò che siamo ora, con una tale precisione, una tale concentrazione dello sguardo, da dare l'impressione di prevedere il futuro. Non è un caso che l'aggettivo più spesso accostato a DeLillo sia "profetico"...». (le citazioni sono riprese dai risvolti di copertina)

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/06/24/langelo-esmeralda/

 
 
 
  Arnaldur Indridason
Le abitudini delle volpi
Traduzione di Silvia Cosimini
Guanda 2013
 
 

Un mondo ghiacciato, neve neve e neve, un po' di caldo solo nei ricordi di brevissime estati. Un mare freddissimo pronto a inghiottirti nel suo gelo. Aggrapparsi alla vita è più faticoso che lasciarsi andare al dolce sonno del congelamento.
Ovunque un opprimente senso di claustrofobia, incredibile in un ambiente così aperto e naturale: tutto quel bianco diffuso costruisce barriere mentali che tolgono il respiro.
Erlendur, ispettore di Reykjavik, torna nel villaggio sulle rive di un fiordo dove ha trascorso la sua infanzia, interrotta tragicamente dalla scomparsa del fratello minore in una bufera di neve; non sa neanche lui che cosa cerca (forse «Scoprire verità che si erano perdute, erano state dimenticate e non sarebbero mai state ritrovate.»), piuttosto sono gli eventi a cercare Erlendur, che si trova così ad indagare su un'altra scomparsa misteriosa, quella di una donna nel gennaio del 1942.
Tra realtà e ricordi, tra lucida razionalità e dormiveglia popolato di sogni inquietanti e presenze del subconscio, si svolge una triste vicenda di amore e violenza in una comunità ancora scandita da ritmi ancestrali e allo stesso tempo sconvolta dall'avanzare del progresso.
Un finale emblematico? «Sapeva solo che, in qualche punto della sua esistenza, il tempo si era fermato e lui non era mai riuscito a farlo ripartire.»
Non scritto benissimo (ovviamente parlo della traduzione), ma intrigante - anche se lontanissimo, ubicato lassù, in un nord siderale, dove sembra che il sole non arrivi.

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/07/27/le-abitudini-delle-volpi/

 
 
 
  Pino Cacucci
Nahui
Feltrinelli 2010
 
 

Non è solo la storia di Nahui, ovvero Carmen Mondragon in arte Nahui Olín, ma anche quella di tante donne forti e coraggiose, che hanno saputo far valere la propria presenza nella società; donne combattive, con un ruolo importante nella vita culturale e politica di Città del Messico negli anni Venti, in un periodo cruciale per la nascita del nuovo Messico. «Negli anni della rivoluzione, di Emiliano Zapata e di Pancho Villa. Nel tempo in cui, in nome del popolo e di una libertà che sembrava lì a due passi, un pugno di artisti e di intellettuali scosse dalle fondamenta cultura e politica, creatività e morale di un intero paese.» (dalla quarta di copertina).
La piccola storia dentro la grande storia, anzi la grande storia attraverso la narrazione delle vicende particolari di questa donna bellissima, dagli occhi indimenticabili, orgogliosa del suo corpo che considerava opera d'arte, al di sopra delle brame e delle meschinità di chi, quel corpo, voleva rendere merce.
Un libro interessantissimo per capire la storia tormentata ma ricca di cultura della società messicana, nelle sue vette artistiche e nei suoi fanghi di corruzione politica: «(...) era il 1927 di Città del Messico, la metropoli più disinibita, in cui si consumava una forsennata, a tratti delirante, demolizione di ogni moralismo. I comportamenti provocatori erano spinti da un genuino bisogno di libertà individuale e collettiva, e quella era la Città del Messico "postrivoluzionaria" dove si stava finalmente realizzando una vera rivoluzione, quella che incrinava pregiudizi consolidati, che metteva in discussione i rapporti tra uomo e donna, tra sfera politica e privata, tra arte e commercializzazione (...) mostrava un volto spregiudicato, pur racchiudendo nelle sue viscere le vestigia del vecchio regime, tracce di pervicace oscurantismo (...) famiglie abituate ad affidare l'educazione dei propri rampolli alle scuole gestite dal clero erede dell'Inquisizione spagnola.» (pp.168-169)

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/06/13/nahui/

 
 
 
  Stefano Benni
Di tutte le ricchezze
Feltrinelli 2012
 
 

«... Oggi il vento autunnale spoglia gli alberi
Dei ricordi ardenti dell'estate
A terra li confonde, ma noi sappiamo
Che ciò che è narrato a noi rimane.»
Si apre con dei versi questa storia; ne è l'autore Martin, docente universitario in pensione, dedito allo studio di un oscuro poeta impazzito, morto (suicida?) in manicomio, il Catena, i cui componimenti compaiono ad intervalli nella narrazione, come un filo conduttore più dei pensieri che delle azioni.
Le azioni sono quelle di uno che si avvia sul quel sentiero malinconico e solitario che è l'invecchiare. Azioni lente e ripetitive, in attesa di un palpito di vita come le telefonate del figlio lontano.
Intanto, dalla sua casa ai bordi del bosco e un po' discosta dal paese di Borgocornio, il professore parla con gli animali, saggi interlocutori, e vede sfilare (con cadenza rarefatta) un'umanità piuttosto varia e caratteristica.
Finché arriva chi gli sconvolge la vita e gli regala un soffio di nostalgica giovinezza: «Non sono innamorato di te, Michelle, sono innamorato della tua giovane speranza. Delle speranze che avevo. Vorrei volare ancora, su un aereo, o sulla schiena del diavolo».
Sono pagine di intensa emozione. Molto pacate, pulite; con quell'ironia magica che hanno le favole raccontate senza urlare, ma che sanno essere crudelmente dolorose.
L'autore si rivolge ai lettori all'inizio e alla fine della storia; anch'io mi rivolgo ai suoi lettori con un avvertimento: se state invecchiando, leggete cautamente.

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/01/13/di-tutte-le-ricchezze/

 
 
 
  Martin Suter
Il talento del cuoco
Traduzione di Manuela Cervini
Sellerio 2012
 
 

Inizio Marzo 2008, fine Aprile 2009: in questo lasso di tempo il mondo è sconvolto dalla crisi finanziaria, dall'altalena delle borse internazionali, dai contraccolpi della globalizzazione, dall'elezione di un Presidente nero alla guida degli USA... (quest'ultima "catastrofe" è tale per certa fascia di affaristi). Un mese dopo la crisi era già arrivata in Europa, perfino nell’insospettabile Svizzera.
Ed in Svizzera siamo, a Zurigo.
Qui dallo Sri Lanka è arrivato Maravan, un giovane tamil con raffinate abilità culinarie ma ridotto a fare lo sguattero in un ristorante di lusso: il suo stato di rifugiato non gli permette altro; così lui, che saprebbe svolgere in modo eccellente l'attività di cuoco è bistrattato, umiliato e considerato meno di nulla.
La sua vita è resa più ansiosa e difficile dalla necessità di aiutare la famiglia d'origine che vive nella zona di scontro tra i terroristi tamil e il governo cingalese: è una delle tante guerre che si tramutano inevitabilmente nella strage di popolazione civile e che il mondo dimentica rapidamente, con sollievo dei trafficanti d'armi che possono così continuare indisturbati i loro lucrosi affari.
Maravan incontra Andrea, una ragazza svizzera che fa la cameriera nello stesso locale. Le loro vite si intrecciano e nasce quella cosa curiosa denominata Love Food (che i megalomani possono tentare di imitare seguendo le ricette riportate alla fine del romanzo).
Si legge con leggerezza, ma non è superficiale, né banale. Anzi.
Il protagonista commuove per quel misto di ingenuità e sapienza, di timore ed orgoglio, che appartiene ad un altro mondo dove contano ancora le tradizioni e la religiosità; commuove perché è indifeso di fronte al cinismo di una società arrogante che si crede superiore e che invece viene svelata in tutte le sue miserie.
È anche la storia delle diversità che vivono fianco a fianco, in mondi paralleli, diversità di razza, di mentalità, di orientamento sessuale, di grado sociale, di ricchezza, di potere: se si intrecciano con pari dignità diventano relazioni umane ricche e significative, ma se al riconoscimento si sostituisce la sopraffazione, non ne viene nulla di buono.

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/01/07/il-talento-del-cuoco/

 
 
 
  Daniel Pennac
Storia di un corpo
Traduzione di Yasmina Melaouah
Feltrinelli 2012
 
 

«Adesso, mio piccolo Dodo, è ora di morire. Non aver paura, ti faccio vedere io come si fa.»
Una meditazione sulla vita è una meditazione sulla morte - e viceversa. Una meditazione-cronaca sul crescere, trasformarsi, deteriorarsi, decadere di un corpo è capire la vita e la morte.
Questa è la storia del corpo del padre di Lison.
Nell' "Avvertenza" iniziale scrive Pennac:«Taciturno, ironico, diritto come un fuso, accompagnato da una reputazione internazionale di vecchio saggio di cui non si curava minimamente, il padre di Lison, che ho incontrato cinque o sei volte in vita mia, mi intimidiva. Se c'era una cosa che non potevo assolutamente immaginare di lui era che avesse passato tutta la vita a scrivere queste pagine!»
Non sempre è così evidente, ma spesso i libri hanno un sesso e un'età: questo è di sesso maschile ed ha più di sessanta anni. La fisicità pervade tutta la storia - del resto è ovvio, a cominciare dal titolo.
Anche il diario in sé ha un corpo, con tanto di scheletro (l'importanza delle ossa...): e lo scheletro di questa storia, con gli ispessimenti ossei accumulati nel tempo, può essere ricomposto seguendo l'indice analitico.
Curiosa presenza, l'indice analitico, in una narrazione, è una specie di guida per orientarsi nei meandri di questo luogo - il proprio corpo - sconosciuto ai più, anche se è la condizione essenziale - ed unica - della nostra esistenza; sconosciuto ed ignorato, come qualcosa di cui non si percepisce più l'importanza.
Se ne trae un insegnamento? Forse questo: a chi è venuto in mente di separare l'essere in anima e corpo?

http://www.leparoletranoileggere.it/2012/12/20/storia-di-un-corpo/

 
 
 
  Simon Mawer
La ragazza che cadde dal cielo
Traduzione di Massimo Ortelio
Neri Pozza 2012
 
 

Non subito, ma abbastanza presto ci si accorge di essere Marian. Da quando i suoi piedi toccano il suolo francese il nostro cuore batte con il suo stesso ritmo, le sue ansie e paure sono le nostre e si corre a leggere per sapere se riuscirà a cavarsela.
Siamo negli anni Quaranta, lei è Marian Sutro, di padre inglese e madre francese, ha un fratello, Ned, ricercatore scientifico e amico di Clément, rimasto in Francia, anche lui ricercatore; di Clément si era invaghita Marian, ma la guerra aveva travolto tutto. Ora il governo britannico la arruola in un'organizzazione che manda aiuto ai partigiani francesi, ma, nel contempo, le affida un incarico ben più importante che riguarda, appunto, Clément.
Dopo una dura preparazione in Scozia, Marian è ormai trasformata e l'avventura comincia; e con l'avventura tutti i pericoli che sovrastano chi si oppone al nazismo.
Questo romanzo è dedicato a Colette, una delle donne del SOE.
Una nota all'inizio del libro così recita: «Fra il maggio del 1941 e il settembre del 1944, la sezione francese dello Special Operations Executive mandò al fronte cinquantatré donne. Dodici furono catturate e trucidate dai tedeschi e una morì di meningite durante la missione. Le altre sopravvissero alla guerra. Alcune di loro divennero celebri grazie a film e libri, altre rimasero nell'ombra, ma furono nondimeno straordinarie».
Dopo alcuni capitoli la speranza di chi legge è, ardentemente, che Marian sia tra le sopravvissute.

http://www.leparoletranoileggere.it/2013/03/03/la-ragazza-che-cadde-dal-cielo/

 
 
 
  Andrea Camilleri
Il diavolo, certamente
Mondadori 2012
 
 

Fulminei, come un balenio negli occhi del diavolo. Chiamiamolo come si vuole, zampino del diavolo, scherzi del destino, casualità... basta un nonnulla per ribaltare certezze, fortune, vite. Ci sono filosofi che si accapigliano furiosamente per una teoria, giovani che si perdono per passione, ragazzini che sono travolti dalle cattiverie degli adulti, persone avide di denaro e successo, e tanti tanti esseri umani, uomini e donne, che intrecciano relazioni amorose con tradimenti reciproci.
Lui, il Male, è molto capriccioso: a volte è un buon diavolo che, ad esempio, aiuta gli amanti clandestini, oppure qualche disgraziato sull'orlo del precipizio; a volte invece è dispettoso e smaschera quel che dovrebbe rimanere nascosto per poter sopravvivere; a volte è decisamente "infernale" e porta morte e distruzione.
Sotto questo sguardo demoniaco, pronto a lanciare quel lampo che cambia il corso della vita, sfilano passioni, vanità, ambizioni, desideri e sofferenze di una varia umanità presentata per quello che è, senza commenti morali.
Un tema scorre sotterraneo per affiorare nell'ultimo perfetto racconto: la doppia verità, la verità razionale e la verità della fede.
La raccolta si chiude con questo apologo filosofico (un altro apre la raccolta) che da solo vale tutto il libro.
I racconti sono 33 ed ognuno è di 3 pagine. Perché questi numeri? Perché questo titolo?
Così ci spiega Camilleri nella nota alla fine del libro: «So benissimo che esiste un film di Robert Bresson che in Italia è stato intitolato Il diavolo probabilmente... e non ho nessuna remora a confessare d'essermene in qualche modo impadronito perché è stato proprio quel titolo (il film non l'ho visto) a farmi venire l'idea di scrivere questi 33 brevi racconti. 33 perché è meglio avere a che fare con mezzo diavolo che con uno intero.» (333 al posto di 666, che è il numero della Bestia)

http://www.leparoletranoileggere.it/2012/10/03/il-diavolo-certamente/

 
 
 
  Philip Roth
Goodbye, Columbus
e cinque racconti
Traduzione di Vincenzo Mantovani
Einaudi 2012
 
 

Goodbye, Columbus è la storia d'amore di Neil Klugmann e Brenda Patimkin.
Una storia raccontata con tocco leggero, scanzonato... e non promette nulla di buono: cominciano così, spesso, le banali e malinconiche tragedie (piccole, per carità, ma sempre tragedie) quotidiane. Neil, povero, si avvicina alla società di arricchiti, volgari abbastanza, sospettosi, di cui fa parte Brenda, e lei è ai suoi occhi speciale, ma sono occhi ben aperti che valutano con ironia le stupidaggini ridicole e la superficialità ignorante di quel mondo vacuo.
La mente acuta, impietosa dell’autore, che fruga nelle miserie umane, sa anche mostrare compassione per le sofferenze di questi personaggi né buoni né cattivi, mediamente intelligenti, a volte banali, anche divertenti, ma fino ad un certo punto.

http://www.leparoletranoileggere.it/2012/10/25/goodbye-columbus/

 
 
 
  Heinrich Böll
Cane pallido
Traduzione di Giovanna Agabio
Einaudi 1999
 
 

La guerra non uccide solo i corpi, ma distrugge ogni soffio di umanità, annichilisce le menti, devasta le comunità: questi brani (racconti, frammenti) giovanili presentano già molti dei temi che ritroveremo nel Böll maturo. Che siano giovanili lo si avverte in una certa mancanza di distacco dalla materia narrata.
I curatori di questi inediti informano che i singoli testi presentano diversi gradi di completezza e qualche incongruenza cronologica, eppure si avverte una forte tensione emotiva che dà un tono quasi univoco a storie molto diverse tra loro (e non sempre complete).
A parte il primo racconto (scritto tra il 1936 e il 1937 e che mi sembra immerso in una specie di salsa mielosa-parrocchiale) gli altri brani, scritti immediatamente dopo la seconda guerra mondiale e la tragedia del nazismo, ruotano attorno ad un motivo comune: partenza-ritorno, una specie di arco sotto cui si consumano amori e dolori mentre il rumore di sottofondo della guerra, in atto o ricordata, è continuo.
Gli stati d'animo di chi racconta si specchiano nel paesaggio e alle rovine delle case distrutte, degli orti e giardini in abbandono, dei paesaggi una volta amati ed ora deformati - senza speranza di rimedio - corrisponde la devastazione dei sentimenti - e anche questa sembra senza rimedio.
In questa incertezza vagano i personaggi con l'inquietudine di chi cerca sempre qualcosa ma non lo trova mai e il loro cuore è gettato sempre un po' più in là, verso l'irraggiungibile.
Chiude la raccolta un aneddoto ("del miracolo tedesco" - anni Cinquanta) che si distacca dal tono doloroso degli altri scritti, ma che è un'interessante spiegazione molto adattabile ai nostri tempi di imperante speculazione finanziaria.

http://www.leparoletranoileggere.it/2012/11/25/cane-pallido/

 
 
 
  José Saramago
Lucernario
Traduzione di Rita Desti
Feltrinelli 2012
 
 

Lucernario, «Il libro perduto e ritrovato nel tempo», è «il dono che l'autore ha voluto lasciarci perché avessimo ancora qualcosa da condividere, ora che definitivamente non c'è». (Così scrive Pilar del Río, compagna dello scrittore negli ultimi dodici anni della sua vita, giornalista spagnola e traduttrice di alcuni suoi romanzi).
Siamo a Lisbona, a metà del Novecento, c'è ancora la dittatura. Lo scrittore narra la vita di sei famiglie che abitano in un palazzo di un quartiere popolare.
Figure familiari a chi ha letto un po'di Saramago: poveri esseri dagli orizzonti limitati, ma anche uomini umili-grandiosi, dal pensiero forte; donne disposte a tutto pur di avere un po' di sicurezza (e non parlo di Lidia), ma anche donne di grande dignità e coraggio (e parlo di Lidia, e di Justina).
La vita di questa gente scorre monotona, con la quotidiana dose di infelicità e con qualche rara gioia; ma ad un certo punto arriva l'inatteso che cambia la loro esistenza e fa sì che nulla sia più come prima.
Un universo vario, che l'autore ci propone con quella sua capacità di coinvolgerci nelle vicende di questa umanità, e ci fa interessare, ci fa vivere la loro vita, ci induce a desiderare di consigliare e aiutare questi esseri.
Chiuso il libro, si pensa ancora a loro. Perché la cifra di questa lettura è la com-passione, la partecipazione ai dolori, alle rabbie, anche all'amarezza degli errori.
http://www.leparoletranoileggere.it/2012/08/07/lucernario/

 
 
 
  Pearl S. Buck
Donna imperiale
Mondadori 1965
 
 

Vecchio Buddha. Riferito a una donna non sembra un complimento, ma solo per noi "barbari" occidentali. Riferito ad una Imperatrice, e dal suo popolo, è l'apprezzamento più gradito. Nella sua premessa l'autrice mette in evidenza la grande popolarità che ebbe questa donna arrivata al potere grazie alla sua intelligenza e ferrea volontà più che per la sua bellezza che pure la rendeva affascinante.
In questo libro è racchiusa la sua storia, ma anche quella della Cina di allora tormentata da rivolte e dall'impatto sconvolgente e aggressivo con l'Occidente che mandando avanti i missionari ed usando a proprio vantaggio le reazioni contro di essi della popolazione cinese tenta in ogni modo di ottenere basi commerciali e guadagni economici.
L'odio contro lo straniero è una costante del pensiero dell'Imperatrice.
Lei, bella, colta, intelligente, forte, si oppone implacabilmente a questa penetrazione e cede solo quando, ormai, non c'è più modo di resistere. Una donna eccezionale, una donna orientale che quando guarda verso l'odiato Ovest vede un'altra donna eccezionale, che lei sente come sorella, e che le fa da contrappunto: la regina Vittoria. Contemporanee, con le loro azioni di governo sono l'emblema dell'incontro-scontro tra Occidente ed Oriente.
L'autrice sembra suggerire che quando una grande donna governa, è più brava di qualsiasi uomo: in effetti Tzu Hsi (oggi più spesso denominata Cixi) è in un certo senso costretta a governare invece degli imperatori che si succedono - il consorte, il figlio, il nipote - e che si dimostrano tutti deboli, incapaci e corrotti. Lei sacrifica tutto, anche il suo unico grande amore, e persegue con fermezza e autocontrollo i suoi fini, accettando la solitudine del potere, di cui sente certamente il fascino, ma anche la gravosa responsabilità. Perché la sua lotta non è solo per il Trono, ma fa tutt'uno con l'idea di un impero libero dalle influenze straniere.
Figura grandiosa, anche nei suoi errori; e quel che sembra egoismo e capriccio rientra, in fondo, nell'alta considerazione che questa "donna imperiale" ha della carica che ricopre. L'andamento epico che assume la narrazione la esalta e la solleva a dimensioni mitiche.

http://www.leparoletranoileggere.it/2012/06/18/donna-imperiale/

     
 

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